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Le Petit Domaine de Gimios – St. Jean Minervois (Languedoc-Roussillon) |
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Anne Marie Lavaysse è una vignaiola che segue i principi della biodinamica ottenendo dei risultati davvero eccezionali. Molte vigne sono centenarie con una presenza di vegetazione tra i filari. Non tutti i terreni sono vitati, una parte è lasciata non coltivata dove cresce una vegetazione simile alla nostra macchia mediterranea. In questo modo il terroir è certamente più ricco e complesso contribuendo notevolmente alla finezza dei suoi vini. |
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Muscat Sec
Vitigno: moscato ad acino piccolo.
Età della vigna: Una parte delle vigne ha 14 anni, una parte circa 100 anni.
Vendemmia: a fine agosto, in piccole cassette, soltanto al mattino, scegliendo i giorni dei fiori e dei frutti del calendario biodinamico.
Vinificazione: se la temperatura è fresca, l’uva resta nelle cassettine in cantina per 48 ore e poi viene spremuta, altrimenti l’uva è subito pressata e il succo viene reffreddato a 6°C e condotto nel tino per gravità dove comincia a fermentare molto presto e in modo naturale. La fermentazione continua fino a quando non restano più zuccheri residui ossia a 950 al mostimetro.
Il tino viene quindi chiuso al riparo dall’aria fino a primavera quando il vino viene travasato nei giorni dei fiori e dei frutti del calendario biodinamico e a luna calante per poi essere imbottigliato e tappato con sughero naturale.
Il vino non è non filtrato.
Consigli per la degustazione: conservare al fresco, servire intorno ai 14°C. Si beve come aperitivo, molto adatto con pesci, frutti di mare, crostacei.
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Rouge de Causse
Vitigno: 16 vitigni autoctoni a bacca rossa
Età della vigna: circa 100 anni
Vendemmia: a settembre, in piccole cassette, soltanto al mattino, scegliendo i giorni dei fiori e dei frutti del calendario biodinamico.
Vinificazione: l’uva è posta nel tino a grappoli interi, dopo circa 3 giorni, quando la fermentazione ha inizio, si entra nel tino e si pesta l’uva con i piedi. Si lascia fermentare fino alla fine della fermentazione alcolica, po i si fa colare il succo del vino e si spreme ciò che resta. Si mescolano i due succhi nel tino e, dopo averlo chiuso, si aspetta la primavera. Si travasa il vino 1 o 2 volte prima di imbottigliarlo, sempre rispettando i giorni dei fiori e dei frutti del calendario biodinamico.
Consigli per la degustazione: si accompagna a qualsiasi piatto |
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Rouge Fruit
Stesso procedimento del Rouge de Causse, la differenza è che nella vigna c’è in più il vitigno moscato. |
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| Profilo di Anne Marie Lavaysse
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Linguadoca, Sain-Jean-de-Minervois, macchia mediterranea, un altopiano bianco di origine calcarea, sette ettari di vigneto a 320 metri sul livello del mare: Anne Marie Lavaysse, il figlio Pierre e Rosalie la mucca custodiscono il Petit Domaine de Gimios.
«Quando ho iniziato non avevo nulla, se non il mio amore e il rispetto per la natura. Ho recuperato un vigneto in rovina; non sapevo nulla di vino, ma sentivo un grande interesse e la voglia di fare. Provavo una forte avversione per la chimica, ma non avevo le risorse finanziarie per chiedere consulenze esterne o per partecipare a corsi specifici. Possedevo delle viti e degli animali di cui occuparmi; ho osservato, riflettuto e lavorato. Mi sono detta: "Devo prevenire le malattie delle mie piante ora in salute”. Mi sono ispirata alla foresta e al suo naturale equilibrio: il mio ruolo di contadina è mantenere e proteggere la vita. Dopo l'intervento delle macchine per rimpiantare delle piante morte, la terra era morbida in superficie, ma sofferente. Avevo già praticato altrove la biodinamica e ho deciso di applicarla anche al mio vigneto. Inizialmente mi ero avvicinata solo all'atto pratico, non tanto agli aspetti esoterico-filosofici. Ho iniziato con i miei preparati, ho lasciato un inerbimento naturale. Sotto le piante morte mi sono resa conto che ricrescevano spontaneamente semi di leguminose. Mancando dei mezzi finanziari, osservavo e cercavo ciò che mi serviva: utilizzavo zolfo e rame per gestire i problemi di funghi e muffe e un compost classico, ma mi sono ritrovata con l'oidio. Assaggiando la linfa delle mie vigne, mi sono accorta che sapeva di uovo marcio, sembrava intossicata. Il pieno rispetto che porto alla terra mi ha condotto alla decisione di non usare più zolfo e rame; per la ninfa sono veleno. Ho compreso che non ottenevo risultati perchè mi affidavo a una versione ortodossa della biodinamica e ai suoi preparati classici, come l'equiseto e l'ortica, che non appartengono però alla mia regione. Sapevo di poterli sostituire con le piante che avevo, ma non capivo quali fossero. Ho proseguito per analogia; ho scelto le piante più forti, compatte e resistenti alle avversità parassitarie e ne ho fatto tisane per la vite. Ho selezionato sette (numero sacro) piante, da raccogliere fresche e con cui fare un infuso solare per un giorno e una notte; vengono dinamizzate secondo i ritmi cosmici del metodo biodinamico. L'effetto è stato immediato: già quell'anno il raccolto è stato fantastico; negli anni successivi è successo di nuovo. Il metodo funziona: il succo è dolce, le foglie commestibili. Le vigne sono più forti e anche nel caso di piccoli problemi sanitari ce la fanno da sole, le loro difese diventano endogene. In quel periodo conferivo ancora l'uva alla cantina sociale, ma mi sembrava di rovinare il mio lavoro, così ho fatto il primo tentativo di vinificazione sul Moscato. L'anno dopo ho prodotto tutto il mio vino. La mia tecnica è sempre la stessa, ho provato poco a poco: non ho enologi, annuso, assaggio, lascio alla vite il suo ritmo, non la disturbo. Credo sia questo ciò che dà equilibrio alla mia uva. Non ho mai avuto grandi problemi di vinificazione, mai un arresto di fermentazione: se non c'è forzatura il risultato è buono. Tutto questo anche grazie alla scelta di lavorare il piccolo. Conosco tutti i miei ceppi, faccio tutto solo con mio figlio. Produco i vini che mi piacciono; sono vini diversi che danno un messaggio di purezza e stretto legame con la natura. Questo metodo smette però di funzionare se si chiede alla vite di produrre troppo. Il suo potere non va sottovalutato. Utilizzo piante fresche, raccolte al momento della fioritura; le applico all'alba, quando c'è poco vento, affinché abbiano il tempo di essere assorbite. Non ho fatto altro che sostituire lo zolfo con le piante, alla stessa frequenza. Dopo due-tre anni senza zolfo la linfa è diventata dolce, zuccherina.
- Quali sono ai suoi occhi le principali differenze tra un vino naturale fatto in vigna e un vino costruito in cantina?
Il vero vino è il frutto di una simbiosi tra la terra e il contadino. E’ una storia d’amore che rinasce ogni anno nel momento in cui si prepara la terra a condividere con noi i suoi tesori. Si intrecciano i momenti gioiosi, gli sguardi ammirati e le inquietudini. E’ la luce che entra nei frutti e dopo l’esplosione dei colori è una grande festa, la vendemmia. Da lì ha inizio questa trasformazione magica, quest’alchimia che crea il vino vero; è un messaggio di vita. Il vino costruito è altro: è una merce prodotta in cantina, intonacata di tutti gli artifici possibili; una bevanda scomposta e senz’anima che finirà in bottiglia e somiglierà a qualcosa che ricorda il vino. |
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| copyright Sarfati 2006 |
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